Ecco perchè comandano – per errore – i maschi |
Si chiama Françoise Héritier, ha 78 anni ed è una tra le più importanti antropologhe francesi, allieva del grande Claude Lévi-Strauss. Tanto importante da essere parte del prestigioso College de France, di cui hanno fatto parte o sono ancora associati, solo per citarne alcuni, Umberto Eco, Michel Foucault, Henry Bergson, Maurice Merleau-Ponty, Paul Valery. Questa brillante studiosa, alla soglia degli 80 anni, ha appena pubblicato un libro che sta scuotendo l’opinione pubblica, mettendo a frutto anni di ricerche nell’ambito antropologico. Il libro in questione si intitola “La plus belle histoire des femmes”, ed è scritto in collaborazione la filosofa Sylviane Aganciski, la storica Michelle Perrot e la politologa Nicole Bacharan.
Nel libro, Héritier racconta di come la società umana abbia costruito, attraverso un’operazione culturale, l’idea che l’uomo debba detenere il potere. La tesi documentata dell’antropologa muove da una riflessione sul corpo della donna, concepito originariamente come “contenitore” per i figli. L’idea che il fine primario dell’esistenza della donna fosse quello di dare ospitalità ai figli ha fatto sì che la società si organizzasse per limitare e controllarne la vita, impedendole di gestire liberamente il proprio corpo e scegliere il marito, negando la possibilità del voto e di esercitare il potere, ostacolando il percorso di emancipazione che si attua attraverso lo studio e l’esercizio del pensiero critico.
Per Héritier, dopo i movimenti delle suffragette, il primo, vero momento di emancipazione delle donne riguarda la diffusione dei contraccettivi, che hanno permesso alle donne di autodeterminarsi rispetto al ruolo di madri. Una tesi che, complessivamente, farà arrabbiare molti lettori: basta leggere i commenti sparsi nei social network e nei quotidiani per capire quanto i pregiudizi di genere siano ancora radicati nella nostra società e quanto sia disturbante, per una parte consistente di uomini, considerare l’idea che la gestione del potere non sia frutto di un non meglio definito “diritto naturale” maschile, quanto una semplice costruzione culturale.
Per le donne, la via della parità sembra essere una strada ancora tutta in salita e anche per l’eminente studiosa la conquista di una reale parificazione è molto lontana a venire. Una strada che passa per il rispetto di sè, la capacità di dire “no” e di agire collettivamente, avendo sempre ben presente che gli ostacoli esistono, ma che niente è impossibile, indipendentemente dal genere di appartenenza.
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