Negli ultimi anni l’editoria erotica (non chiamiamola “porno”), forse per fronteggiare alla concorrenza spietata di internet, ha dovuto rivedere tutto il suo assetto. Non potendo certo puntare su immagini ancora più forti, ha dovuto rivedere i contenuti. Abbiamo assistito, quindi, a un fenomeno molto strano: il recupero di un certo gusto vintage e di materiale non solo per il corpo, ma anche per la mente.
È proprio con questo stratagemma che, nel caso voliate acquistare alcune fra le riviste hard (maschili) più cool del momento – “Richardson”, “Jacques” – potete recarvi tranquillamente nelle librerie d’arte o di moda. Ma se questo discorso è valido per un universo gestito e costruito (da sempre) per l’uomo, una parentesi va aperta su quello dedicato alla donna. Sì, perché negli ultimi mesi è stato un proliferare continuo di riviste erotiche al femminile. Una delle più importanti, che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna sta vendendo tantissimo, è “Filament”. Nata nel 2009, di base a Londra, è diretta da una vivace trentenne neozelandese dal nome curioso – Suraya Sidhu Singh.
Non solo fotografie di uomini nudi, ma articoli sulla politica, sulla poesia, sull’arte e sul cinema. A fianco di contributi culturali, o interventi di artisti famosi, le foto hard stimolano uno degli organi più sottovalutati nell’eccitazione sessuale: il cervello. Infatti, sostiene la direttrice, che sono le situazioni a rendere interessante il maschio – in uno degli ultimi numeri, una lettura alla rovescia delle favole per bambini – anziché i canoni più abusati. Sicché bandite depilazioni, ipermuscolatura, olio per il corpo e tutti gli altri cliché inventati dagli uomini per piacere alle donne, perché “l’uomo deve essere come un involtino: da mangiare.”






