Sono 25 le grandi opere che compongono la mostra antologica di Perino & Vele dal titolo “Luoghi Comuni”, in esposizione fino al 17 luglio 2011 presso lo spazio della Fondazione Arnaldo Pomodoro a Milano. Una mostra, questa, che ripercorre i 17 anni di lavoro della coppia artistica formata da Emiliano Perino e Luca Vele, nata nel 1994, e sviluppatasi nella lettura a volte critica e drammatica, a volte ironica della società attuale.
In alcune opere esposte è evidente l’allusione a fatti di cronaca, a temi di denuncia sociale e politica e alla distorsione della realtà da parte dei mass media. Questo messaggio è accentuato dall’uso della cartapesta, che nelle mani degli artisti prende la forma di oggetti d’uso quotidiano come carrozzine, pali, borsoni, per richiamare l’attenzione di chi guarda su fatti di cronaca volutamente dimenticati, come le stragi o la violenza nei confronti dell’uomo e degli animali.
La mostra, curata da Lorenzo Respi, patrocinata dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano, apre con l’opera “Luoghi Comuni”, che da il titolo all’intera esposizione. L’opera è stata appositamente realizzata per l’appuntamento milanese ed è liberamente ispirata all’omonimo libro di Pino Corrias, in cui una moltitudine di indicazioni stradali che guidano in direzioni opposte, suggeriscono la via per giungere a una reale conoscenza degli episodi di cronaca citati, come le bombe di Capaci, il mistero del DC9 nei cieli di Ustica, l’inchiesta sul termovalorizzatore di Acerra.
La mostra continua con l’opera “Help!!!“, un’installazione inedita dove alcune transenne delimitano dei luoghi su mappe giganti del mondo, nei quali si sono sviluppati focolai di violenza e di terrore, e con “Goodbye”, uno striscione crivellato di colpi di arma da fuoco, metafora dell’attuale condizione sociale internazionale.
Tra le opere più polemiche l’imponente installazione “Silvio Berlusconi vs Vladimir Putin, Carol Wojtyla vs George W. Bush, Osama Bin Laden vs Mahmud Ahmadinejad, Achille Bonito Oliva vs Mary Carey, Neil Young vs Deng Xiaoping”, composta da cinque cartelloni pubblicitari con slogan di politici e di personaggi della cultura, metafora dell’incongruenza del dibattito politico e culturale dei nostri giorni.
L’esposizione si chiude con un opera di grande suggestione: l’installazione abitabile “Kubark Counterintelligence Interrogation”, lavoro che prende il titolo dal manuale segreto di tecniche di interrogatorio per prigionieri della CIA. L’opera costringe lo spettatore a transitare in uno spazio angusto e opprimente per proseguire nel percorso. Un percorso ironico ma che non manca di far riflettere lo spettatore.






