Moto GP al femminile: le Umbrella girls

Published On 27/09/2010 | By admin | Spettacolo, Sport
Alessandra Rossi - Umbrella Girl per Monster

(Andrew Northcott Photos)

Le gare di moto GP da sempre tengono incollati al video e al web milioni di appassionati, che seguono con il fiato sospeso partenze e sorpassi al cardiopalma. Scommettiamo che però, parte di loro si decida a presenziare alle gare non solo per seguire i propri beniamini ma anche per curiosità nei confronti di uno dei fenomeni più rosa e piacevoli di un mondo prettamente maschile: parliamo delle Umbrella girls, splendide fanciulle che accompagnano le scuderie in pista. Le abbiamo potute osservare anche al recente GP di Aragona, che ha visto la vittoria di Stoner e un deludente sesto posto del nostro Valentino Rossi.

Oltre a una gradevole vista e compagnia, c’è un’utilità pratica: prima di prendere posto ai blocchi di partenza ci sono diverse operazioni che devono essere completate, tra check vari, rifornimento, ultime messe a punto e soprattutto nelle sessioni estive, i piloti nelle loro tute tecniche rischiano il collasso per il caldo. Ecco pronte allora le ragazze, che munite del loro ombrellino accompagnano i piloti nella preparazione alla gara. Ovviamente il fenomeno è diventato una evento di costume ma anche un’occasione per gli sponsor di acquisire maggiore visibilità.

Abbiamo incontrato Alessandra Rossi, che nonostante il cognome noto non ha nulla a che vedere con il terribile Valentino, ma che invece per Monster è un’Umbrella girl dalla bellezza e simpatia disarmanti.

Ciao Alessandra, vuoi raccontarci come si fa a diventare Umbrella girl?
Di solito le ragazze contattano direttamente i Team tramite internet, dove si trovano aree dedicate in cui le potenziali “ombrelline” possono registrarsi e aspettare poi di essere scelte. Tante volte a scegliere sono le persone da casa, cliccando sulla propria preferita. Altre volte, invece, sono i team stessi che si rivolgono ad agenzie di modelle o hostess per trovare le ragazze giuste. Onestamente io non ho fatto lo stesso percorso. Seguendo sempre il mio fidanzato, Anthony West, pilota di Moto2, passo davvero tanto tempo nel paddock; per questo conosco molte persone che ci lavorano, tra cui ragazzi che lavorano proprio per Monster, il brand che rappresento. Parlando con uno di questi un giorno è dunque saltato fuori il discorso “ombrellina” e ho pensato: “perchè no?!”.

Che aria si respira in pista e c’è competizione tra voi ragazze?
Visto da fuori, il paddock, può sembrare un luogo molto serio, quasi noioso. In realtà passandoci molto tempo ti accorgi che è un po’ come vivere in un piccolo paesino
dove tutti si conoscono, chi più, chi meno e dove le facce sono sempre le stesse. L’ambiente è sicuramente competitivo, le persone che ci lavorano sono professionisti e non sono lì per divertirsi, ma quando il tutti finiscono di fare il proprio dovere ci si rilassa, si ride, si scherza e non è raro trovare anche vere amicizie. Anche tra le ombrelline c’e’ un rapporto di complicita’, molte lavorano a tutte le gare o comunque ci tornano piu’ di una volta, quindi tante volte ci si ferma a fare due chiacchiere;
e’ bello passare un po’ di tempo tra ragazze in un ambiente quasi esclusivamente maschile!

Hai partecipato al recente Gp di Aragona: puoi raccontarci la tua esperienza?
Aragona è proprio una di quelle gare in cui ho dovuto indossare l’outfit di Monster.  E’ come sempre stata un’esperienza divertente, soprattutto perche è stata per tutti la “prima volta” nel circuito spagnolo. Nonostante molte persone si siano lamentate dell’isolamento della pista (si trova davvero in mezzo al nulla!), difficoltà nel trovare alberghi e niente locali per sfogarsi  la domenica sera dopo un lungo week end di lavoro, io l’ho trovato un luogo affascinante.  Un concentrato di asfalto, trucks, moto, gente, rumore, adrenalina.. Tutto in mezzo al deserto e con una vista stupenda sul lago.

Un’altro evento ha ovviamente segnato questo GP ed è stato il minuto di silenzio dedicato a Tomizawa, pilota di Moto2 purtroppo scomparso a causa dell’incidente
avuto al GP di Misano. Credo che tutti siano stati toccati da questa tragedia, che purtroppo fa parte del gioco, solo che nessuno ci pensa mai. Forse essere la fidanzata di un pilota mi ha reso più vulnerabile alla notizia ma mi auguro davvero che tutti si rendano conto che per quanto divertente sia guardare una qualsiasi gara di moto (io stessa ne sono da sempre una fan sfegatata) e la spettacolarità degli eventi organizzati, i piloti stanno facendo il proprio lavoro, non stanno giocando, rischiano la vita ogni secondo che passano a cavallo delle loro moto e questo dovrebbe essere preso più in considerazione.

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