Obesità: rischi e prevenzione

Published On 14/12/2011 | By anna | Crescere sani

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’86% dei decessi, il 77% della perdita di anni di vita in buona salute e il 75% delle spese sanitarie in Europa e in Italia, sono causati da patologie cronico-degenerative che hanno in comune fattori di rischio modificabili come il fumo, il soprappeso e l’obesità, l’abuso di alcol e lo scarso consumo di frutta, verdura unito ad uno stile di vita sedentario. Alcuni di questi comportamenti non salutari si instaurano, spesso, già nell’infanzia e nell’adolescenza rappresentando una seria minaccia per la salute. Per quanto riguarda l’Italia sono emerse stime preoccupanti dalla raccolta dati del 2010 del progetto “OKkio alla SALUTE”. I dati confermano livelli preoccupanti di eccesso ponderale: il 22.9% dei bambini misurati è risultato in sovrappeso e l’11.1% in condizioni di obesità. Si evidenzia, inoltre, una spiccata variabilità interregionale, con percentuali tendenzialmente più basse nell’Italia settentrionale e più alte nel Sud (dal 15% di sovrappeso e obesità nella Provincia Autonoma di Bolzano al 48% in Campania). Estrapolando le stime all’intera popolazione di alunni della scuola primaria, il numero di bambini in eccesso ponderale sarebbe pari a circa 1 milione e centomila, di cui quasi 400 mila obesi.

Abbiamo chiesto alle Dottoresse Giuliana Gargano e Eleonora Bruno, che si occupano dei progetti di intervento alimentare  presso la Cascina Rosa – Campus di Ricerca della fondazione I.R.C.S.S., Istituto Nazionale Tumori di Milano.

Alla luce dei dati emersi da questa allarmante ricerca, che relazione esiste fra l’obesità e le patologie gravi, oggi, più diffuse?

Dott.ssa Giuliana Gargano: L’obesità è il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo. Le cause sono multifattoriali, ma le principali sono da ricollegarsi ad una squilibrata introduzione calorica, ad uno stile di vita sedentario ed infine a fattori ambientali come familiarità e livello di istruzione.

Dott.ssa Eleonora Bruno: Ad alta densità calorica sono i cibi raffinati industrialmente, i precotti e preconfezionati, e i cibi dei fast-food che contengono elevate quantità di zucchero e grassi. Lo zucchero è costituito dal saccarosio, un disaccaride costituito da due zuccheri semplici: glucosio e fruttosio. Il glucosioè il costituente elementare degli amidi. Quando mangiamo pane, pasta, riso ecc.  grazie alla saliva e al succo pancreatico, gli amidi vengono smontati e liberano glucosio che viene assorbito dall’intestino, passa nel sangue e va a nutrire le cellule, qui viene bruciato producendo acqua, anidride carbonica e l’energia necessaria per vivere. Per questo, la glicemia (concentrazione di glucosio nel sangue) è attentamente controllata dall’organismo: quando si alza, il pancreas produce insulina, la cui principale funzione è quella di determinare una diminuzione della glicemia permettendo l’utilizzo del glucosio delle cellule del tessuto muscolare, adiposo ed epatico. Quando la glicemia si abbassa, subito sentiamo il bisogno di mangiare per ristabilire una concentrazione ottimale. Mangiando cibi ad alta densità calorica o farine raffinate (pane bianco, dolciumi), la glicemia sale rapidamente e il pancreas produce una quantità elevata di insulina che la fa abbassare, con il rischio però che si abbassi  troppo, recandoci fame di zucchero.

Dott.ssa G.G.: Più zuccheri semplici si consumano più si avrà voglia di consumare zuccheri e mangiando di più si ingrassa di più. Inoltre,  un eccesso di grasso corporeo, soprattutto a livello addominale, favorisce una condizione di insulino-resistenza, cioè le cellule diventano resistenti agli effetti dell’insulina e la normale risposta a una determinata quantità di ormone risulta ridotta. Lo stato cronico di iperinsulinemia aumenta la biodisponibilità di fattori di crescita, ormoni sessuali creando un ambiente favorevole a stati cronici di infiammazione che sono alla base di un elevato numero di malattie cronico degenerative come: ipertensione, diabete, patologie cardiovascolari, neurologiche, tumori. E’ inoltre importante sottolineare che l’insulino-resistenza rientra in uno dei disordini metabolici che caratterizzano la Sindrome Metabolica (MS), indicata anche come Sindrome da Insulino-Resistenza.

Quali sono le regole d’oro per seguire una corretta alimentazione? Quali gli alimenti da eliminare al più presto?

Dott.ssa E.B.: A sostegno della raccomandazione dell’ OMS, nel 2007 il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF) nelle sue 10 raccomandazioni di prevenzione afferma di: limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate. Ad alta densità calorica sono i cibi industrialmente raffinati, precotti e preconfezionati, cibi dei fast-food che contengono elevate quantità di zucchero e grassi. “Limitare”, quindi, e non “evitare”: Occasionalmente si può mangiare un cibo molto grasso o zuccherato, ma mai quotidianamente, l’uso di bevande gassate e zuccherate è da evitare in quanto sono una delle principali cause “dell’epidemia” di obesità. Troppo zucchero ed in particolare di zucchero liquido (sciroppo di glucosio e fruttosio), utilizzato nelle bevande gassate e nello yogurt da bere ecc., è ancora più nocivo poiché fornisce abbondanti calorie, a basso costo, senza aumentare il senso di sazietà.

E in Italia?

Dott.ssa G.G.: Oggi, il consumo di saccarosio dell’italiano medio è di circa 24 kg all’anno, pari a 65 grammi al giorno che, sommati agli zuccheri semplici naturalmente contenuti negli alimenti, corrispondono a circa 100 grammi al giorno, 400 chilocalorie, ovvero circa il 20 % delle calorie totali consumate da un adulto sedentario. Nel 2003 l’OMS aveva raccomandato che il consumo di zuccheri semplici, per la prevenzione di obesità e malattie cronico degenerative ad esso collegate,  fosse inferiore al 10% delle calorie totali della dieta. Ci furono prese di posizione pesantissime delle multinazionali alimentari e pressioni delle lobby politiche degli Stati Uniti, perché il limite fosse spostato al 25%; questo perchè con due lattine di bevande zuccherate si sarebbero ampiamente superati i limiti.

Fra le cattive abitudini alimentari spesso si fa riferimento ad un uso eccessivo di carne…

Dott.ssa E.B.: La proteine sono indispensabili per la crescita e la riparazione dei tessuti; senza queste, i bambini/adolescenti non crescono. Con pochissime eccezioni (sale, zucchero e bevande alcoliche) le proteine sono presenti, in diverse quantità,  in tutti gli alimenti. Le proteine di origine animale, dette proteine “nobili”, contengono tutti gli aminoacidi essenziali (aminoacidi che non sappiamo sintetizzare e dobbiamo prendere dagli alimenti) a differenza delle  proteine vegetali, presenti soprattutto nei legumi e cereali, che mancano di alcuni amminoacidi. I legumi (fagioli, piselli, lenticchie, ceci, prodotti di soia) sono poveri di metionina  mentre i cereali hanno poca lisina. Ma mangiando cereali con i legumi otteniamo tutti gli aminoacidi di cui abbiamo bisogno. Per migliaia di anni, quasi ovunque nel mondo, la dieta base era costituita da cereali e legumi: la nostra pasta e fagioli, il cus-cus con i ceci del Nord Africa, il riso con la soia dell’estremo oriente e la tortilla di mais con i fagioli neri del Messico. Solo nell’ultimo mezzo secolo, il cibo vegetale è stato soppiantato dal cibo animale, e il consumo quotidiano di carni e latticini ha fatto aumentare smisuratamente la nostra dose di proteine.

Dott.ssa G.G.: Il cibo animale, con l’eccezione del pesce, favorisce gli stati infiammatori; il consumo eccessivo delle sue proteine incentivano la perdita di calcio nelle ossa, poiché acidificano il sangue e l’osso cede sali di calcio per  tamponare l’acidità. Inoltre, i grassi animali presenti nei salumi, latticini e formaggi favoriscono il diabete e le malattie circolatorie, ostacolando il buon funzionamento dell’insulina, aumentano il colesterolo e la pressione arteriosa. Le carni rosse (ovine, suine e bovine, vitello), ma soprattutto le carni conservate, sono una delle cause dell’aumento dei tumori dell’intestino, soprattutto perché ricche di ferro che favorisce la formazione di sostanze cancerogene nel tubo digerente. La raccomandazione è: limitare il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni conservate (salumi, prosciutti, wurstel).

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