Plus Model Magazine: l’ennesima campagna contro l’anoressia |
Ha fatto scalpore la campagna contro l’anoressia lanciata la scorsa settimana dal giornale “Plus Model Magazine” e che aveva come testimone la sensuale modella russa Katya Zharkova, una delle modelle taglie forti più famose e ricercata al mondo. Il magazine inglese l’ha arruolata per un servizio di denuncia contro il sistema moda che impone un modello femminile sempre più scarno. In particolare, il servizio denuncia il dato per cui le modelle richieste per le sfilate hanno un indice di massa corporea pari a quello delle donne anoressiche. Sempre secondo il magazine, il mondo della moda influenzerebbe, imponendo canoni estetici al limite della patologia, le giovani donne che si ammalano di anoressia. In uno scatto della campagna la formosa modella russa si misura con un centimetro e il claim recita: ‘’20 anni fa le modelle pesavano l’8% in meno delle donne comuni. Oggi il 23% in meno’‘.
La campagna di “Plus Model Magazine” arriva a ridosso delle sfilate che a breve animeranno le più importanti città del mondo ed è solo l’ultima di un lungo elenco di iniziative e campagne pubblicitarie dedicate all’argomento. In verità, queste stesse iniziative non sembrano aver sortito gli effetti desiderati, tanto che gli osservatori più smaliziati insinuano che queste trovate abbiamo più a che vedere con una strategia pubblicitaria che con un reale e sincero interesse verso queste tematiche. Probabilmente è vero che lavorando ad una campagna del genere si scelga un momento di grande attenzione verso il mondo della moda per comunicarlo, e certamente quella di “Plus Model Magazine” è una comunicazione coerente, trattandosi di una rivista interamente dedicata alle modelle più morbide.
Come si diceva, iniziative del genere sono diventate piuttosto frequenti da quando il fashion system è stato accusato di essere responsabile dello scollamento fra i canoni estetici reali e quelli proposti in passerella. Il problema riguarderebbe anche le testate patinate delle riviste di fashion, tanto che “Vogue Italia” era corsa ai ripari aprendo il canale curvy all’interno del suo sito e aveva anche realizzato dei servizi fotografici utilizzando modelle più morbide. Inoltre, sempre “Vogue Italia”, lo scorso marzo aveva lanciato tramite la sua direttrice, Franca Sozzani, una campagna di denuncia che chiedeva la chiusura dei siti e blog pro ana, fenomeno della rete degli ultimi anni, e aveva poi prontamente dichiarato: ”la moda è sempre stata incolpata di essere una delle cause principali e questo impegno è invece la dimostrazione che la moda si mette in gioco in prima linea per combattere l’anoressia“. Andrebbe ricordato, però, che la quasi totalità delle modelle che appaiono su molte riviste di moda, Vogue Italia compresa, sono molto magre, ed è abbastanza recente il caso della modella Karlie Kloss apparsa proprio su Vogue Italia in una serie di scatti che enfatizzavano la sua, davvero, eccessiva magrezza.
Insomma, quello che sembra a noi è che rispetto al problema dell’anoressia, e dei problemi alimentari in genere, ci vorrebbero meno campagne e più regole. Regole e controlli delle misure e dello stato di salute delle modelle ai casting, regole alle agenzie, che nei fatti gestiscono la vita delle modelle più giovani, quasi sempre sole e lontane dalle proprie famiglie. E, infine, per i giornali buon senso, o intuizione commerciale, se preferite, per capire che le donne, le lettrici, oggi hanno bisogno non di regole ferree e modelli duri a cui rifarsi con sacrificio, ma di armonia, di uno stile di vita e di modelli edificanti, dentro e fuori.
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